Il business del cibo made in Italy

Il cibo italiano, si sa, è molto apprezzato e consumato anche all’estero, e soprattutto imitato. Se in Italia il boom degli ultimi anni nel settore food lo hanno fatto le bakery americane ed i minimarket e siti di e-commerce proponenti i più strani prodotti provenienti dagli States, viceversa fuori dai confini nazionali sono sempre più gettonati i prodotti tradizionali Italiani contrassegnati dalle certificazioni DOP, ICG, IGP ecc.

Le normative italiane in tema di agroalimentare consentono una maggiore sicurezza riguardante la provenienza di ciascun prodotto, e questo è un requisito essenziale che viene apprezzato anche dai consumatori esteri che si accingono sempre di più ad acquistare made in Italy.

Nel 2017, un’indagine presentata da Coldiretti ha evidenziato che le esportazioni sono aumentate del 10% rispetto agli anni precedenti, per un fatturato di più di 38 miliardi di euro. Il business alimentare più redditizio è quello del vino, che ha consentito di ricavare degli introiti di più di 5 miliardi. Nel 2018, c’è stato un record: le esportazioni hanno raggiunto un valore di quasi 42 miliardi.

George Clooney ed il business del pecorino sardo

Quello del cibo italiano è, come accennato, un settore molto redditizio. Lo sa bene George Clooney, che ha deciso di investire nel pecorino sardo, da esportare oltreoceano. La passione gastronomica del famoso attore è nata proprio nei luoghi di produzione del famoso formaggio, ovvero la Sardegna. Clooney ha avuto l’occasione di provare il prodotto ed innamorarsene durante le riprese della sua serie Catch 22.

Da lì ha stretto una forte amicizia con un allevatore della provincia di Sassari, Peppino Fadda. Il produttore fornisce all’attore hollywoodiano spesso il suo pecorino, ed ha affermato che Clooney ne consuma un pezzo enorme alla fine di ogni pasto.

L’attore ha deciso di far conoscere anche negli States questo peculiare prodotto Italiano. Per ora, l’attore da Oscar, ha spedito “solo” 32 kg (100 pacchi di dimensioni standard) a Los Angeles, al fine sondare il terreno del suo prossimo business offrendo campioni agli abitanti del territorio ed attendendo riscontri.

Il problema del cibo fake

Purtroppo, parallelamente alla diffusione del cibo italiano, altrettante diffuse all’estero sono le imitazioni. Il fenomeno ha un nome, è infatti chiamato Italian Sounding. Il “suono” italiano è quello del nome dei prodotti, scritti in modo tale da creare confusione in coloro che si accingono all’acquisto senza avere le conoscenze necessarie per distinguere un prodotto originale italiano da uno “riadattato”.

All’estero i prodotti falsi sono 2 su 3, e le leggi internazionali non sembrano tutelare la produzione made in Italy, dato che non vi sono norme che possano fungere da deterrente alla contraffazione alimentare.

Nell’ultimo decennio la diffusione di questi prodotti fake ha avuto un aumento del ben 70%  facendo registrare perdite di ben 100 miliardi per il settore. Uno dei prodotti più imitati e più diffusi è il cosiddetto “parmesan” che ovviamente niente ha a che vedere con il Parmigiano Reggiano.

Proprio per questo occorre prestare maggiormente attenzione a ciò che si acquista quando si è in un paese estero e non si rinuncia a voler consumare Italiano.